Svista mare

 

A meno di sfighe dell’ultimo minuto, anche quest’estate sono riuscito a non andare al mare nemmeno una volta.

L’anno scorso stessa cosa. In pratica l’ultima volta che ho avuto a che fare con una vasta quantità di acqua salata è stato quando ho preparato una spaghettata per venti persone.

Non che non mi piaccia il mare. Lo adoro. Potrei stare a guardarlo per ore. Ma averci a che fare non se ne parla. Un po’ come con le modelle che si vedono sui giornali, anche se è più una loro scelta che mia.

Dovrei fare un’ora di macchina per andare al mare, e un’ora di macchina è già un tempo di viaggio che si dedica solo alle cose a cui tieni davvero. Fosse stato a mezz’ora, c’avrei fatto un pensierino. Fosse stato a un quarto d’ora, c’avrei fatto un tema. Se dalla mia finestra avessi visto il mare sarei Hemingway. Se ci abitassi dentro sarei Aquaman.

Invece non sono un gran natante. Nel senso che immerso in un liquido tendo a sviluppare paranoie più che galleggiamento. L’acqua non è proprio il mio elemento.

Se dovessi dire qual è il mio elemento, direi il molibdeno. Di certo non lo stronzio, perché lo stronzio sono abbastanza sicuro che galleggi. Io affondo. E una volta a fondo, scavo. Il che spiega l’interesse delle multinazionali del petrolio nei miei confronti.

Io se ho un sogno è quello di andare al mare e non trovarci il mare. Trovarci qualcos’altro. Anche solo una distesa di terra. Potrei andare a piedi in Croazia, solo che in Croazia cosa ci vai a fare se non per il mare? Oh, magari è bella anche nell’entroterra, però insomma. Ah, sì, ci sono le belle donne, ma è un po’ il discorso delle modelle dei giornali poco sopra.

Invece adesso col riscaldamento globale non solo al mare ci trovo il mare, ma è proprio il mare che, piano piano, viene a trovare me. Centimetro dopo centimetro, metro dopo metro.

Obama deve pensarla come me, riguardo il mare. Non gli deve piacere. Altrimenti tutto questo allarme per l’innalzamento dei mari non si spiega. Se il mare arriva a Washington la Casa bianca diventa uno chalet, o un bagno, o uno stabilimento, perché ogni posto di mare ha il suo nome per dire un edificio talmente vicino al mare che ti tocca pagare per starci.

L’unica cosa davvero bella del mare sono gli animali che ci abitano e che a un certo punto finiscono cucinati in un piatto. Se il mare fosse fatto d’olio bollente potremmo pescare direttamente la frittura. Cambiare l’olio sarebbe un problema, è vero, ma se uno si mette a guardare solo gli svantaggi poi gli svantaggi lo denunciano per stalking.

Ho sentito la storia di una sogliola che dal pescivendolo era stata incartata tra le pagine della nuova Unità, e quella ha sporto querela per maltrattamenti.

Quelli che vanno al mare per l’abbronzatura non li capisco. Io non vado a Orvieto per ricaricare il cellulare.

E poi tutta questa gente seminuda, insomma, che modo è? Se uno gira in mutande a Milano è uno scandalo. Se uno gira in mutande a Milano Marittima tutto bene. Basta quel Marittima a giustificarlo? Non credo proprio. Che si vesta, Marittima o no!

Anche Marina, come nome è sospetto. Io indagherei.

Comunque non ce l’ho con chi va al mare. Ce l’ho con chi ce l’ha messo, e poi si è reso irreperibile. Guarda caso.

Mi fermo qui, come fossi sul bagnasciuga.

Ciao mare. Non ci si rivede l’anno prossimo.

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