Plug in excelsis deo

Il prete è concentrato. Si capisce dalla faccia.

Concentrato in un modo diverso però, rispetto a qualche minuto fa.

Prima l’espressione era quella di chi è campato una vita senza, poi sono arrivati i computer. E gli è toccato usarli. E i cellulari. Ora persino i tablet.

Ha acceso il pc. Ha aspettato con pazienza che il suo Windows d’inizio secolo si caricasse. Ha inserito la password. Ha atteso di nuovo. Ha cliccato due volte sulla cartella “perillibro” sul desktop. Ha visto aprirsi la finestra con i file. Ogni passaggio eseguito meccanicamente, richiamando alla memoria una per volta le istruzioni del corso di alfabetizzazione informatica. È stato metodico. Penso faccia lo stesso con preghiere e liturgie.

Gli ho dato la chiavetta. Lui l’ha presa, l’ha appoggiata accanto al PC. Di fronte alla porta USB.

E ora è concentrato.

Guarda la pendrive e vedo che muove le labbra, senza voce. Gli chiedo se c’è qualche problema e lui mi dice di no, che è tutto a posto. E mentre collega la pendrive al PC mi fa Ho questo vizio, una deformazione professionale mi sa, che prima di collegarli, computer e chiavette, mi viene da sposarli.

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