Lolita

 

Poi iera sera c’è stata la riunione del circolo di lettura.

Siccome le altre volte a un certo punto mi era presa voglia di tirare delle sedie, dopo alcuni commenti sui libri, questa volta mi sono detto Cerchiamo una soluzione per non voler tirare delle sedie.

Così, prima della riunione, mi sono fatto un paio di bei bicchieri di vino. Poi, alla riunione, dove tutti portano qualcosa da mangiare o da bere, mi sono fatto un altro paio di bicchieri di vino. A quel punto mi sono detto Basteranno, per non tirare delle sedie.

Infatti devo dire sono bastati, ho ascoltato molti commenti che non approvavo e sono rimasto assolutamente tranquillo (avevo anche un mezzo bicchiere di rosso vicino, per sicurezza).

Quand’è toccato a me, di parlare di Lolita di Nabokov, io ho detto che secondo me Lolita di Nabokov è un romanzo sull’ambiguità, sull’ambiguità giusto-sbagliato (La morale è figlia dei tempi, ho detto a un certo punto), sull’ambiguità vittima-carnefice, sull’ambiguità verità-allucinazione.

Solo che poi mi sono incazzato tantissimo con la postfazione, che è l’unica cosa di Lolita di Nabokov che proprio non mi è andata giù, e gliene ho dette di tutti i colori, usando anche diverse parolacce, tanto che alla fine mi sono scusato, per le parolacce.

Ecco, forse questo metodo dei bicchieri di vino è un po’ da limare.

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