La buona interrogazione

Va sempre a finire così. Marione, accanto a me, ormai s’è abituato. Nemmeno stacca gli occhi dal suo fumetto quando gli dico Ma cosa interroga? Non aveva detto che oggi spiegava?

Prendo il diario e guardo su oggi. C’è scritto SPIEGA. E basta. Ho questa tendenza a generalizzare.

Non si riferiva a lui, perché lui interroga. Vatti a fidare dei professori nuovi. Questo poi, giovane, tutto sprint, elegante ma senza fartelo pesare, fa tutto il moderno, il compagnone. Poi però interroga. Scegliendo a caso.

Col metodo del numero di pagina sono tra quelli più a rischio d’estrazione, perché col cognome che ho sono proprio in mezzo. Me l’ha spiegato Giacomelli, che ha otto in matematica.
E Zampini allora?, gli ho chiesto una volta, Che lo beccano sempre? Ci ha pensato un po’ su poi mi ha detto No, be’, lui è proprio sfigato.

Prende il libro, una pagina a caso, fa la somma, guarda il registro e mi chiama alla lavagna. Centro perfetto. Giacomelli ne sa. Zampini tira un sospiro di sollievo, per una volta.

Sono un po’ nervoso. Forse dipende dal fatto che non so un cazzo. Lui mi tranquillizza, con quell’accento toscano. Mi dice che non devo vederla come un’interrogazione, facciamo quattro chiacchiere. Magari vuole parlare di videogiochi.

Parlami della buona scuola, mi fa.

Il vuoto assoluto. Qui non si tratta di non sapere le cose, la situazione è molto più grave. Non so proprio cosa intenda, con la buona scuola. Di solito un pezzo di paragrafo, un titolo, qualche accenno durante le spiegazioni mi resta in testa. Non è come non sapere quando è iniziato e finito l’impero romano; è come ignorare che ci sia stato, un impero romano.

La buona scuola.

Mi giro verso la classe. Marione s’è tirato su dal suo fumetto, mi guarda scuotendo la testa, come al solito. Guardo Giacomelli, sfoglia veloce le pagine del libro, pure lui scuotendo la testa. Ma nel suo caso è molto strano. Gli altri mi guardano tutti più o meno con la stessa espressione: Per fortuna che non ci sono io lì.

Io, la buona scuola, sinceramente, non la so, gli dico.

Lui sorride, si alza e viene alla lavagna. Non ti preoccupare, mi dice, vai pure a sederti.

Torno a posto. Marione mi fa Bella risposta, e si rimette sul fumetto.

Lui, alla lavagna, prende un gessetto, dice Adesso ve la spiego io, la buona scuola, e inizia a scrivere.

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