Elleaccaccì

Da piccolo avevo l’abitudine, dopo un breve e appropriato utilizzo, di smontare i giocattoli per vedere com’erano fatti dentro.

Comprendere (o quantomeno tentare di) i meccanismi che li facevano funzionare era un’esperienza appassionante. E secondo i miei genitori un po’ troppo costosa, visto che raramente alla fase di smontaggio seguiva quella di rimontaggio. Quasi sempre il giocattolo veniva classificato rotto, invece che fonte di dati empirici finalizzata alla costruzione di un modello interpretativo e predittivo della realtà. Valli a capire, i grandi.

Così, quando penso agli scienziati dell’Elleaccaccì, non posso fare a meno di immaginarli come bambini alle prese con un giocattolo, mentre cercano di capire come funziona, com’è fatto dentro.

La differenza, alla fine, è solo quantitativa, di dimensioni. I bambini del CERN hanno a disposizione il giocattolo più piccolo di tutti (le particelle) e lo strumento più potente per smontarlo (il Large Hadron Collider). Per il resto la curiosità, la voglia di comprendere, la ricerca del “come” sono le stesse.

Adesso poi che l’LHC, nella sua seconda corsa, può raggiungere 13 TeV di energia, i bambini del CERN possono smontare il giocattolo ancora più a fondo, come se gli avessero dato un cacciavite a punta fine per aprire quel dannato motorino della locomotiva che col cacciavite grande non ne voleva sapere.

Devono essere eccitatissimi. Dovremmo esserlo tutti.

Stanno per togliere un altro pezzo e vedere cosa c’è sotto.

E non ci sono nemmeno i genitori a punirli.

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