Come se non ci fosse mai stata

Ultimamente qualcuno mi ha chiesto, parlando delle battute che vado scrivendo in giro, Ma come ti vengono? Dove le trovi?, e io, a essere sincero, non ho saputo rispondere, perché non c’è una regola, un metodo che metto in pratica. Non funziona nemmeno sempre allo stesso modo. Alcune, è vero, sono il frutto di concentrazione, costruzione, raffinamento, ma l’idea c’era già. Altre, mentre si è lì attorno all’argomento, compaiono già ben fatte, con poco da aggiungere, o da togliere. Altre volte ancora, e sono le più stupefacenti, stai facendo altro, cammini per strada, leggi un libro, guardi gli alberi, fumi, e dal nulla ti finisce nel cervello la battuta, pronta, completa, funzionante, che ti viene da guardarti attorno per capire se per caso qualcuno non ce l’abbia buttata, facendo canestro nella tua testa. Non lo so da dove vengono queste intuizioni, ma so che sono i pensieri più fugaci che abbia mai esperito, e se non me li appunto, su un pezzo di carta, sul telefono (dio benedica gli smartphone, anche solo per questo!) basta un alito di vento per farli scomparire per sempre, cosa che succede tragicamente spesso.

Una cosa simile la racconta Georgi Gospodinov, in un libro che s’intitola Fisica della malinconia:

Se da qualche parte ti frulla improvvisamente in mente qualcosa di geniale, almeno così credi, le parole ti si affollano in testa, le ordini a stento, cerchi subito una biro e un foglio, porti sempre con te tre biro, frughi, neppure una… Provi a memorizzare la frase, utilizzi una ben collaudata mnemotecnica, raggruppi le prime lettere o sillabe di ogni parola e crei una parola-chiave. Vai a casa di corsa, lasci perdere tutto, fai scorrere la parola nel rosario della tua mente. Davanti a casa ti ferma un vicino e ti rivolge quella terribile domanda “Come stai?” e comincia a raccontarti qualcosa, tu apri la bocca per dire che vai di fretta e in quell’attimo la parola-chiave ti scivola via dalla bocca come una mosca e si perde nello spazio come se non ci fosse mai stata.

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