Breve storia di Dexter Bolina, anche detto Torpedone

Ferdinando Saverio Ignacio Romidio Bolina De La Cruz, detto Dexter, dal nome del criceto che portava sempre con sé, anche da adulto, sebbene il povero animale fosse morto quando Dexter aveva 6 anni, fu il più grande pugilatore dell’emisfero australe nel periodo compreso tra il 6 settembre 1952 e il 21 ottobre dello stesso anno, e alcuni anziani dotati di memoria eidetica lo ricordano ancora.

Nato in un piccolo ospedale della Foresta Nera cilena (è quella meno famosa delle due), ma naturalizzato umano, Dexter Bolina trascorse un’infanzia relativamente tranquilla. Nonostante suo padre e sua madre fossero entrambi miliardari, il primo appartenente a una famiglia di petrolieri, la seconda campionessa di raccolta dei tartufi, il piccolo Dexter fu allevato in assoluta povertà, perché all’epoca il modello educativo era del genere “deve farsi le ossa”.

Vittima di cattive compagnie all’asilo, all’età di tre anni e mezzo Dexter fu arrestato per possesso di bambolina raffigurante l’aspirante dittatore Alfonso Coruna. A causa dell’aggravante del merchandising (le bamboline erano prodotte dallo stesso Coruna e vendute per mettere da parte fondi in vista del colpo di stato), Dexter fu condannato a 14 anni di reclusione in un carcere di media sicurezza disegnato da Calatrava. Quella terribile esperienza lo scolpì nello spirito e nel fisico.

Quando ne uscì, a 15 anni (i cileni sono pessimi in matematica), Dexter Bolina aveva imparato a prenderle e a darle e anche a spedirle con una raccomandata assicurata, ma, a causa della fedina penale unta in più parti e di quella sua mania di picchiare le persone a sangue per dimostrare loro gratitudine, passò parecchi mesi senza trovare lavoro, così iniziò a vagabondare per il paese.

Un giorno, mentre depresso scalava le Montagne Rocciose (quelle meno famose) senza né corde né carte di credito, in una piccola caverna scavata nella roccia incontrò un uomo in meditazione. Credendo che fosse morto e preso dai morsi della fame, Dexter tentò di mangiarlo, ma quello fece appena in tempo a fermarlo dichiarandosi veg. L’uomo si chiamava Gesù Cristo II, detto L’umile, e in effetti era un veggente (fino al 1974 in Cile “Veg” stava per “Veggente”, poi cambiò la normativa e significò “Vegrisolico”, una parola completamente inventata). Il saggio guardò profondamente negli occhi Dexter per alcuni minuti, poi gli disse “Ce li hai marroni”. Dopodiché gli consigliò, visto il fisico scolpito, di darsi a qualche attività atletica con cui potesse anche dar sfogo a quella sua innata violenza, tipo il biliardo, oppure la boxe. Siccome Dexter non era bravissimo a contare fino a cifre così alte, preferì darsi alla boxe.

Iniziò la sua carriera di pugilatore presso la Palestra Fortebraccio di Santiago (l’altro, non quello famoso) come reggitore del secchio per gli sputi. Dopo sei mesi aveva riflessi così allenati da non prendere più nemmeno uno sputo in faccia. Era pronto per il primo incontro.

Il suo primo avversario fu Juan Carlo Fornero De La Pension, un attrezzista del Regio Teatro di Santiago che nei ritagli di tempo cacciava a mani nude i grizzly e li macellava per una nota azienda di calzature americana, che poi li metteva nelle foto aziendali dei finti viaggi dei manager.

L’incontro fu interrotto dopo 43 secondi per irriconoscibilità di Juan Carlo da parte dei parenti fino al terzo grado. Dexter non aveva nemmeno finito di allacciarsi gli scarponcini, anche perché continuava a tentare indossando già i guantoni.

Così nacque la leggenda. Che durò un mese e mezzo, cioè fino al secondo incontro.

L’avversario questa volta era un americano di origine russe a cui avevano trapiantato lì in Cile così tanti organi che alla fine aveva deciso di trasferirsi per intero. Si chiamava Bob “L’annoiato” Rovinski, 106 chilogrammi, davvero pochissimi di cervello, interior designer, nel senso biologico del termine. 37 uccisioni confermate.

Il primo round fu tutto di studio. Dexter approfondì l’epigrafia romana. Bob preferì buttarsi sull’antropologia culturale.

Dal secondo round s’iniziò a fare sul serio. Dexter aveva un gancio favoloso: conosceva un tizio alla frontiera pronto a farlo uscire dal paese in qualsiasi momento con documenti falsi. Bob aveva un diretto che alcuni chiamavano “Delle 9:13”, e fece parecchie stazioni sulla faccia di Dexter.

Al quarto round Dexter si appellò alla Legge Mammì e chiese di far trasmettere l’incontro col bollino rosso.

Al sesto round c’era più sangue sul ring che dentro Mick Jagger. I diretti di Bob iniziarono a fare ritardo e dal pubblico si alzarono molti cori di protesta e inni al car-sharing.

All’ottavo round andò via la luce. Non tornò fino all’undicesimo. Dexter, che aveva lavorato per alcuni mesi in miniera, e quindi era in grado di vedere al buio come i cavedani, ne fu molto avvantaggiato. Prese infatti un tizio dal pubblico e lo ficcò sul ring al suo posto, mentre lui si riposava e beveva cherosene alla spina.

Al dodicesimo round il divario fu evidente e ci fu bisogno di ricucire il ring.

Al tredicesimo non successe niente.

Il quattordicesimo fu rimandato per avverse condizioni meteo.

Il quindicesimo vide solo un tentativo d’invasione da parte di un attivista di Potere operaio che terminò con la conversione dell’uomo a broker di Wall Street.

Al sedicesimo round avvenne il miracolo: il bibbitaro abbassò i prezzi del 10%.

Al diciassettesimo round Bob, che aveva iniziato a sbadigliare già alla terza ripresa, chiese a Dexter se potevano tagliare corto, e Dexter, che era sempre stata una persona gentile e disponibile, cadde in un KO mentalmente autoindotto, perdendo l’incontro.

Così finì la leggenda di Dexter Bolina, il grande pugilatore. Ma quando 4 mesi più tardi si risvegliò dal KO, cominciò quella di Aleandro Garcia Roveda, com’era convinto di chiamarsi, pilota di go-kart.

(ah, Dexter lo chiamavano il Torpedone perché non aveva mai preso un autobus in vita sua. Lo prendevano per il culo così, bonariamente)

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