La pietra condominiale

Gli uomini delle caverne, che si chiamano così perché vivevano nelle caverne, come se tra qualche migliaio di anni ci chiamassero gli uomini degli appartamenti, o delle roulotte, se siete quel tipo di americani, erano costretti anche loro, ogni tanto, a partecipare alle riunioni di condominio.

Queste riunioni, che all’epoca venivano chiamate riunioni di caverna, le organizzava l’amministratore di caverna, figura che non è chiaro se sia nata nel momento esatto in cui due umani non legati da parentela hanno deciso per la prima volta di condividere un buco nella roccia, o sia addirittura pre-esistente (da qui il mito dell’amministratore errante). Quel che è certo è che anche gli uomini delle caverne erano molto sospettosi nei confronti dell’amministratore: uno che gestisce il luogo dove abitate ma, guarda caso, abita da un’altra parte.

A quei tempi le riunioni di condominio erano generalmente molto meno stressanti di oggi. Le caverne erano solide, resistenti, e avevano bisogno di una manutenzione quasi insignificante. E comunque non c’era una ditta costruttrice con cui prendersela in caso di problemi. Al massimo si poteva maledire la natura, ma di anticipi restituiti manco a parlarne. Gli interventi straordinari, come quelli da effettuare in caso di crolli, erano quasi sempre affidati agli abitanti stessi della caverna, che preferivano spaccarsi la schiena pur di non sborsare i soldi per l’impresa (che, si diceva, gonfiava i prezzi in combutta coll’amministratore).

Non tutte le riunioni però filavano lisce. A volte emergevano problematiche, contrasti, se non addirittura vere e proprie antipatie tra cavernicoli. C’era, per esempio, chi si arrabbiava col vicino perché parcheggiava sempre la sua ruota dove gli pareva, senza rispettare i posti assegnati. Oppure chi si lamentava che il fuoco centralizzato era sempre troppo basso. Spesso si litigava perché i figli di alcuni cavernicoli si divertivano a imbrattare le pareti di roccia con le pitture rupestri (che, oh, fossero belle, ok, ma sono scarabocchi). I più insopportabili erano quelli che si lagnavano continuamente delle macchie di umidità sui muri della grotta.

Qualche volta la riunione finiva addirittura a clavate. Ma quello succede anche oggi.

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