La mia esperienza alla Leopolda

Non c’entra niente, però parecchi anni fa andai con un gruppo di amici a Firenze per passare l’ultimo dell’anno. Il piano dei festeggiamenti era piuttosto casalingo, almeno fino all’ora dei tappi che saltano e dei fuochi artificiali e dei baci e degli abbracci. Per il dopo, c’era questa megafesta alla Leopolda con certi DJ famosi (non a me, ma a altri sì). Agiamo come giovani svegli e con una visione e compriamo i biglietti in prevendita: una gesto di tale maturità che bere Berlucchi da un bicchiere di plastica poco dopo non c’avrebbe minimamente impensierito.

Mezzanotte, tappi che saltano fuochi artificiali baci abbracci. Poi si va alla Leopolda. Entriamo. Spazi giganteschi, tanta gente ma niente ressa, bella musica. Non sembra nemmeno capodanno, per dire. Ci piazziamo in un punto che ancora stiamo studiando un po’ la situazione quand’ecco che va via la luce. O quantomeno salta la corrente dell’impianto audio, perché non rimaniamo al buio. O forse sono le luci d’emergenza. Vatti a ricordare. Aspettiamo. Non succede niente. Aspettiamo. Non succede niente. Al terzo aspettiamo ci rendiamo conto che non succederà niente. Festa finita. Capodanno in pezzi.

Quindi, adesso, quando sento parlare di Leopolda, ho sempre questa specie di brivido, come una scarica elettrica appena percettibile, che mi sale lungo la schiena, s’infila nel sistema nervoso, arriva al cervello, e non accende niente.

E se non ho capito male, a tanti fa questo stesso effetto.

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4 thoughts on “La mia esperienza alla Leopolda

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