Il peggior caso d’influencer

Oggi come oggi la scienza e la tecnologia ci offrono sufficienti strumenti – vaccini, antivirus, paranoia – per difenderci. Allora però, nel 1917, il mondo stava giusto iniziando a capire cosa significasse “mondiale”.

Edward P. Mathison era un ragazzotto dell’Illinois che a stento aveva capito come diavolo era finito in Francia, e a farci cosa. In più, durante il viaggio in mare, con tutti quegli spifferi, si era beccato l’influenza. Più degli starnuti, comunque, lo preoccupavano le pallottole.

All’arrivo di Ed in Europa il conflitto si era già trasformato in una guerra di posizione. Una specie di torneo internazionale di scacchi, solo coi pedoni umani. Trincee piene di soldati affamati, stanchi e annoiati.

Anche Ed si faceva due palle così, e siccome era un gran chiacchierone, chiacchierava. Con chiunque gli capitasse a tiro. Di qualsiasi argomento. Aveva uno zaino pieno di aneddoti e storielle dell’Illinois che sembravano fatte apposta per ammazzare il tempo fra un colpo di tosse e l’altro, mentre si affondava nel fango delle trincee.

La guerra ristagnò così a lungo che Ed a un certo punto non ebbe più storie da parte. Le aveva raccontate tutte a tutti. Fu costretto a inventarsele.

La balla più grossa che raccontò fu che quella sua influenza, per cui tossiva e starnutiva ogni cinque minuti, non era un malanno vero e proprio. Era invece una moda che si era portato dietro dall’Illinois, dove quei sintomi di salute precaria venivano esibiti con ostentazione, come un bel taglio di capelli o un vestito di buona fattura. Quelli della mia età, diceva Ed, vanno tutti in giro con questa specie d’influenza. Alle ragazze piace.

Fu così convincente che i soldati nelle trincee iniziarono a crederci. E di trincea in trincea, di campo di battaglia in campo di battaglia, e poi altrove, nei paesi e nelle città, a guerra finita, la moda dell’influenza si diffuse, e in tantissimi la seguirono, si ammalarono, e morirono. La chiamarono spagnola, pure se veniva dall’America.

Ed, dal canto suo, non vide mai più l’Illinois. Una pallottola gli attraversò il cervello, portandosi via tutte le cazzate che ancora poteva inventarsi.

Ed l’influencer, che col fucile non aveva ammazzato nessuno.

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2 thoughts on “Il peggior caso d’influencer

  1. Se per guarire dal suo malanno si fosse ricoperto con tanti cappotti, Ed sarebbe morto da attaccapanni. Meglio la pallottola.

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