Debello sapiens

Il tizio che ci ha chiamato per la prima volta sapiens deve averlo fatto in preda a un cieco entusiasmo. Dopo una notte di sesso sfrenato, magari, o dopo aver trovato in terra una banconota da 100. O dopo avere trovato una banconota da 100 e averla usata per assicurarsi una notte di sesso sfrenato. Altrimenti non si spiega l’ottimismo.

Siamo sapiens. Infatti quando ci sono guerre e conflitti vari, sparsi qua e là nel mondo (con la predilezione per quelli dove il sottosuolo è parecchio generoso, ma è un caso), mettiamo in moto diplomazie, tregue, trattati, piani, roadmap e risoluzioni, mobilitando persone, risorse, energie, in processi molto difficili, sempre lì sull’orlo del fallimento. Anzi, capita che falliscano nonostante tutto. O magari sono funzionali inizialmente, ma a distanza di qualche anno innescano ulteriori conflitti, che diventano repliche, e repliche di repliche, e così via.

Però ci proviamo. Perché siamo sapiens.

Siamo sapiens e bisogna fermare la guerra.

E contemporaneamente, non bisogna fermare l’industria bellica.

(non so esattamente perché non si possa, ma visto che non se ne parla mai, che nessuno prende in considerazione la cosa, in tutti quei lunghi processi di pace, anzi sento dire che per fermare le guerra spesso la soluzione è aggiungere altre armi, allora do per scontato che non sia nemmeno pensabile che si possa fermarla)

E anche se siamo sapiens non è per niente facile, conciliare le due cose.

Forse sapiens non basta. E toccherà aspettare che ci evolviamo. O che moriamo tutti ammazzati.

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