L’odore degli elettroni

Fino a qualche anno fa, nel campo della lettura, come anche in quello della gastronomia, sembrava non ci fosse più niente da inventare. Poi però sono arrivati gli e-book. E Masterchef.

I libri elettronici sono semplicemente dei libri che, ispirati dalla rivoluzione non violenta nel campo della fotografia, si sono liberati di protoni e neutroni, conferendo agli elettroni il potere. In buona sostanza si sono affrancati dalla carta.

Questo rompere le catene della schiavitù cartacea ha destato parecchio scalpore e anche una lunga serie di polemiche da parte di coloro che, probabilmente per abitudine (si fa quasi tutto per abitudine, diceva Hume, più o meno), avevano dimenticato che quel mucchio di fogli rilegati non è il libro in sé, ma è un supporto, un contenitore, probabilmente il migliore, visto che siamo umani (fossimo gatti, il miglior libro sarebbe quello scritto sul filo di un gomitolo di lana), ma di certo non l’unico.

Il libro vero e proprio è ciò che racconta, indipendentemente dal fatto che sia contenuto su un papiro, su un cd letto da una voce più o meno famosa, o dentro una persona, come alla fine di Fahrenheit 451 (l’uomo-libro è un supporto parecchio scomodo e costoso, però, quando iniziate ad avere un numero di libri importante, e tutti fanno almeno due pasti al giorno).

Fatto sta che l’e-book è un contenitore che, come gli altri, ha i suoi vantaggi e svantaggi. Se fossimo alle superiori il giorno del compito in classe d’italiano, il vantaggio sarebbero quei 3 o 4 chili di dizionario in meno sul groppone. Per dirne una. Se fossimo accaniti lettori dei romanzieri russi dell’800, stessa cosa. E pure il fantasy non scherza (vi siete mai chiesti perché per descrivere un mondo fantasy sembrano servire più parole che per descrivere la realtà?).

Ora però, tornando all’abitudine, i puristi del libro cartaceo, quelli dell’odore della carta, sinceramente, li capisco. Hanno frequentato così a lungo le classiche pagine di cellulosa che, al di là delle comodità intrinseche del libro-contenitore, gli è scattato anche una sorta di feticismo, se non una mania. Così, quando si ritrovano un Kindle in mano, o quel che è, iniziano a sbuffare come mantici, sono preda di tremori e sudori freddi, e alla fine lo lanciano via come fosse un ferro rovente. Brutta scena da vedersi.

Così, per aiutarli, non dico mica ad abbandonare i libri di carta, sia mai, non lo farei nemmeno io, ma quantomeno a iniziare a maneggiare i libri elettronici senza traumi, piano piano, in modo da saperne cogliere certi vantaggi, e superare l’ostacolo mentale del contenitore privilegiato della narrazione, credo potrebbe essere utile aggiungere un dettaglio tipico dei libri di carta agli e-book. Sarei perciò molto grato, se qualcuno che ne sappia di queste cose, si mettesse giù per inventare la polvere elettronica. Grazie.

2 thoughts on “L’odore degli elettroni

  1. Posso assicurare che il mio e-book reader, se temporaneamente abbandonato sul comodino per la lettura di uno o più libri di carta, si copre spontaneamente di polvere naturale.

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