Carbonara 14

Sull’origine di tante grandi ricette della tradizione culinaria italiana non c’è ampio consenso. I gastrostorici si accapigliano continuamente su tale questione e diversi convegni sono finiti in rissa e a torte in faccia. Infatti i buffet non li fanno più, in quelle occasioni.

Anche su un classico come la carbonara il dibattito è molto acceso, e a contendersi il primato sono tre scuole di pensiero. Quella romana, ovviamente, che vanta testimonianze risalenti a 4 secoli fa e ricerche filogastronomiche solidissime. Quella napoletana, che ha messo in discussione la tesi romana portando alla luce discrepanze notevoli nelle datazioni e dal punto di vista della pasta di grano duro. C’è inoltre la scuola altoatesina, il cui unico appiglio è un documento di un cuoco di corte degli Asburgo-Lorena che però è riconosciuto dai più come un falso.

Una svolta in proposito si è avuta di recente, grazie ai nuovi scavi avviati nella zona di Pompei. L’equipe del professor Gradisch, docente di Primi piatti all’Università di Königsberg, ha infatti rinvenuto il corpo di un uomo deceduto durante la famosa eruzione del 79 d.C. Il corpo (anzi, per i pignoli, il vuoto lasciato dal corpo sommerso dal materiale piroclastico) è stato trovato, come molti altri, in una posizione tipica di una scena di vita quotidiana: l’uomo era infatti seduto a tavola, colto dalla tragica e istantanea morte mentre stava pranzando. La geometria degli arti non lascia dubbi e in molti hanno già ribattezzato la scena “L’ultima forchettata”. Ulteriori analisi sulla scena circostante hanno rinvenuto tracce inequivocabili di pasta di grano duro, guanciale, uova, olio extravergine d’oliva, sale e pepe quanto basta. Assente il pecorino romano. La conclusione appare scontata.

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