Benessere in cambio di poesia

Il progresso porta tanti benefici, è vero. Ogni tanto però succede che in cambio voglia qualcosa. La civiltà avanza, i suoi doni ci circondano, ma senza farci caso perdiamo dei dettagli, delle minuzie; siamo pronti a farne a meno, naturalmente, perché non valgono quanto una vita migliore, ma sono piccoli traumi, e ognuno ha il suo. A me, per dire, mancano i locali fumosi. E sì, era una vera vergogna: l’aria irrespirabile, insalubre, gli occhi che lacrimavano, bruciavano, i vestiti puzzolenti, le cicche, la cenere, tutti a inalare la stessa robaccia, fumatori e non, grandi e piccoli. Che schifo. Che nostalgia.

Oppure, già che ci siamo, quella cosa che quando uno spariva, se ne andava di casa, all’improvviso, lasciando mogli, figli, famiglie, senza alcuna avvisaglia, svanendo nel nulla, quando succedeva, poi si raccontava che “era sceso a prendere le sigarette”. Quanti se ne sono andati così? Un vero schifo.
Oggi invece, sarà il salutismo, sarà l’ambientalismo, uno che vuole sparire ci pensa su parecchio, perché poi, nei racconti, essere quello che “era sceso a buttare l’umido”, non è per niente un’immagine poetica. Che nostalgia.

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